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Tra le valutazioni da fare prima di aprire una partita IVA, la stima di imposte e contributi è una delle più importanti. Una scelta sbagliata in questa fase (regime fiscale, inquadramento INPS, forma giuridica) tende a trascinarsi per mesi: incide su prezzi, margini, liquidità e adempimenti, oltre che sul rischio di errori.
Prima ancora delle imposte sul reddito, esistono costi che vanno messi a budget e che possiamo dividere in due gruppi:
L’ammontare delle tasse non è un “numero fisso”: cambia soprattutto in base al regime fiscale e alla tua forma (persona fisica, società di persone, società di capitali). In modo essenziale, i due scenari più frequenti sono:
Se stai valutando il regime forfettario, sul sito trovi una sezione dedicata con spiegazioni operative e casi frequenti:
Il regime forfettario è destinato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, se nell’anno precedente:
Nel forfettario il reddito imponibile non si determina “ricavi meno costi”, ma applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività (legato al codice ATECO) e deducendo i contributi previdenziali versati; sull’imponibile si applica l’imposta sostitutiva 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se ricorrono le condizioni previste.
Nel regime ordinario, le imposte principali cambiano in base al soggetto (persona fisica/società) e alle operazioni, ma per chi avvia una partita IVA il punto di partenza è: IRPEF (se persona fisica), IVA e, in alcuni casi, IRAP.
Per il 2026 gli scaglioni IRPEF risultano rimodulati su tre fasce:
Nota operativa: l’aliquota si applica a scaglioni (non “tutto il reddito al 33%/43%”).
Nel regime ordinario l’IVA si applica alle operazioni imponibili secondo le aliquote previste (aliquota ordinaria 22% come regola generale, ma esistono molte eccezioni). La corretta gestione IVA dipende dall’attività (servizi, commercio, sanità, edilizia, formazione, ecc.) e dal tipo di clienti (privati, aziende, estero).
Per questo, quando stimiamo “quanto costa” avviare un’attività, l’IVA va trattata come tema operativo (fatture, liquidazioni, detraibilità) e non come semplice percentuale fissa.
Oltre alle imposte, devi considerare i contributi previdenziali, che spesso sono la voce più “sottovalutata” nella fase di avvio.
Per gli iscritti alla gestione commercianti, l’INPS ha indicato per il 2026 una contribuzione minima annua pari a 4.611,64 euro (con minimale di reddito 18.808 euro), dovuta anche in assenza di reddito.
Per periodi inferiori all’anno, la contribuzione minima è parametrata su base mensile.
Per i liberi professionisti, i contributi dipendono dalla gestione previdenziale di riferimento (Gestione Separata o Cassa professionale). In molti casi non esiste un fisso identico per tutti: la contribuzione è proporzionale al reddito e può essere nulla se non si produce reddito, ma le regole vanno verificate caso per caso.
Se stai per iniziare e vuoi evitare scelte “a tentoni”, il modo più utile è fare una simulazione completa su numeri reali: ricavi attesi, costi, contributi, regime fiscale possibile e adempimenti.
Se stai valutando il forfettario, puoi iniziare dal Calcolatore tasse regime forfettario e poi, se emergono dubbi su requisiti/limiti o su come inquadrare l’attività, contattarmi per una consulenza su misura.