Tra le valutazioni da fare prima di aprire una partita IVA, la stima di imposte e contributi è una delle più importanti. Una scelta sbagliata in questa fase (regime fiscale, inquadramento INPS, forma giuridica) tende a trascinarsi per mesi: incide su prezzi, margini, liquidità e adempimenti, oltre che sul rischio di errori.

Quali sono i costi per aprire una partita IVA?

Prima ancora delle imposte sul reddito, esistono costi che vanno messi a budget e che possiamo dividere in due gruppi:

  • Costi di apertura: pratiche di avvio (eventuale iscrizione al Registro Imprese/Camera di Commercio, diritti e bolli), eventuali autorizzazioni/SCIA in base al settore, e l’onorario del professionista che ti aiuta a inquadrare correttamente l’attività (codici ATECO, regime fiscale, adempimenti iniziali).
  • Costi di mantenimento: gestione annuale (fatturazione elettronica, registrazioni/contabilità, dichiarazioni, comunicazioni), oltre a imposte e contributi che dipendono da: attività svolta, reddito, regime fiscale e posizione previdenziale.

Come si procede per il calcolo di imposte e tasse?

L’ammontare delle tasse non è un “numero fisso”: cambia soprattutto in base al regime fiscale e alla tua forma (persona fisica, società di persone, società di capitali). In modo essenziale, i due scenari più frequenti sono:

  1. Regime forfettario (se sei persona fisica e rispetti i requisiti).
  2. Regime ordinario (obbligatorio per molte società e spesso opportuno quando costi e struttura lo richiedono).

Se stai valutando il regime forfettario, sul sito trovi una sezione dedicata con spiegazioni operative e casi frequenti:

Regime fiscale agevolato (forfettario): quando è possibile oggi?

Il regime forfettario è destinato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, se nell’anno precedente:

  • hanno conseguito ricavi/compensi non superiori a 85.000 euro;
  • hanno sostenuto spese per lavoro dipendente/collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi.

Nel forfettario il reddito imponibile non si determina “ricavi meno costi”, ma applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività (legato al codice ATECO) e deducendo i contributi previdenziali versati; sull’imponibile si applica l’imposta sostitutiva 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se ricorrono le condizioni previste.

Regime ordinario: quali imposte devi considerare davvero?

Nel regime ordinario, le imposte principali cambiano in base al soggetto (persona fisica/società) e alle operazioni, ma per chi avvia una partita IVA il punto di partenza è: IRPEF (se persona fisica)IVA e, in alcuni casi, IRAP.

Aliquote IRPEF 2026 (aggiornate)

Per il 2026 gli scaglioni IRPEF risultano rimodulati su tre fasce:

  • 23% fino a 28.000 euro
  • 33% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

Nota operativa: l’aliquota si applica a scaglioni (non “tutto il reddito al 33%/43%”).

IVA: non sempre è “22%”

Nel regime ordinario l’IVA si applica alle operazioni imponibili secondo le aliquote previste (aliquota ordinaria 22% come regola generale, ma esistono molte eccezioni). La corretta gestione IVA dipende dall’attività (servizi, commercio, sanità, edilizia, formazione, ecc.) e dal tipo di clienti (privati, aziende, estero).

Per questo, quando stimiamo “quanto costa” avviare un’attività, l’IVA va trattata come tema operativo (fatture, liquidazioni, detraibilità) e non come semplice percentuale fissa.

…e l’INPS? (il punto che cambia i conti)

Oltre alle imposte, devi considerare i contributi previdenziali, che spesso sono la voce più “sottovalutata” nella fase di avvio.

Artigiani e commercianti: contributi minimi 2026

Per gli iscritti alla gestione commercianti, l’INPS ha indicato per il 2026 una contribuzione minima annua pari a 4.611,64 euro (con minimale di reddito 18.808 euro), dovuta anche in assenza di reddito.
Per periodi inferiori all’anno, la contribuzione minima è parametrata su base mensile.

Liberi professionisti: contributi proporzionali (e casi diversi)

Per i liberi professionisti, i contributi dipendono dalla gestione previdenziale di riferimento (Gestione Separata o Cassa professionale). In molti casi non esiste un fisso identico per tutti: la contribuzione è proporzionale al reddito e può essere nulla se non si produce reddito, ma le regole vanno verificate caso per caso.

Tutto chiaro fin qui?

Se stai per iniziare e vuoi evitare scelte “a tentoni”, il modo più utile è fare una simulazione completa su numeri reali: ricavi attesi, costi, contributi, regime fiscale possibile e adempimenti.

Se stai valutando il forfettario, puoi iniziare dal Calcolatore tasse regime forfettario e poi, se emergono dubbi su requisiti/limiti o su come inquadrare l’attività, contattarmi per una consulenza su misura.

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