Indirizzo
Strada Prati, 12/3
65124 Pescara
Analisi completa della riforma fiscale: Art. 143 e 148 TUIR, IVA e decommercializzazione
La riforma fiscale del Terzo Settore entrata in vigore il 1° gennaio 2026 comporta cambiamenti significativi per le associazioni culturali non iscritte al RUNTS. Questo report analizza nel dettaglio i riferimenti normativi, i rischi operativi e le strategie di compliance.
| Regime | Protezione | Requisiti | Rischio |
|---|---|---|---|
| Art. 148 (fino a 2025) | Decommercializzazione a prescindere dall’organizzazione | Corrispettivi ai soci | Basso |
| Art. 143 (dal 2026) | Richiede “mancanza di specifica organizzazione” | Prestazioni senza organizzazione predisposta | Alto |
| Art. 145 (Forfettario) | Calcolo forfettario del reddito d’impresa | Coefficiente di redditività | Medio |
| RUNTS (ETS) | Protezione integrale | Iscrizione al Registro Unico | Basso |
L’articolo 143, comma 1, secondo periodo del TUIR stabilisce che non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi che soddisfano contemporaneamente questi requisiti:
Sebbene la norma sia letteralmente chiara, la sua applicazione pratica si scontra con un ostacolo significativo: l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate in sede di accertamento.
Nella prassi, quando un’associazione culturale eroga corsi, l’Agenzia tende a contestare l’assenza di “specifica organizzazione” qualora l’ente presenti:
Un secondo ostacolo riguarda l’onere della prova sulla “diretta imputazione” dei costi:
Dal 1° gennaio 2026, la riforma fiscale del Terzo Settore comporta un cambiamento radicale della disciplina fiscale per le associazioni culturali non iscritte al RUNTS.
Dal 1° gennaio 2026 le imposte dirette subiranno una stretta significativa. La perdita della protezione dell’art. 148 comma 3 significa che i corrispettivi diventeranno potenzialmente commerciali.
Il D.L. n. 186/2025 ha prorogato al 1° gennaio 2036 il passaggio dal regime di “esclusione” a quello di “esenzione” IVA.
| Elemento | IRES (Imposte Dirette) | IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) |
|---|---|---|
| Data di Cambiamento | 1° gennaio 2026 | 1° gennaio 2036 |
| Protezione Attuale | Art. 148 comma 3 | Esclusione (fuori campo) |
| Protezione Futura | Art. 143 (fragile) | Esenzione (più solida) |
| Impatto per Culturali Non ETS | Molto negativo | Rimane stabile fino al 2036 |
R: Sì, letteralmente secondo l’art. 143. Tuttavia, il requisito della “mancanza di specifica organizzazione” è il vero collo di bottiglia. Per i corsi ripetitivi e strutturati, l’Agenzia delle Entrate contesta frequentemente questo requisito, sostenendo che l’attività è “organizzata” e quindi commerciale, indipendentemente dai costi.
R: Significa che i corrispettivi specifici non sono soggetti a IVA (fuori campo) e non generano reddito d’impresa (non soggetti a IRES/IRAP). Fino a fine 2025, l’art. 148 comma 3 offriva questa protezione per le associazioni culturali non ETS. Dal 2026, questa protezione viene meno.
R: I principali sono: D.L. n. 146/2021 (riforma fiscale Terzo Settore), Art. 79 del Codice del Terzo Settore (definisce la commercialità degli ETS), Art. 148 TUIR (rimane applicabile solo per associazioni politiche, sindacali e religiose dal 2026), D.L. n. 186/2025 (proroga della riforma IVA al 2036).
R: Valutare strategicamente tre opzioni: 1) Iscriversi al RUNTS come ETS per mantenere protezioni maggiori; 2) Applicare l’art. 143 con estrema prudenza nella documentazione; 3) Utilizzare il regime forfettario art. 145 TUIR per calcolare il reddito d’impresa in modo forfetario.
R: No, l’IVA rimane “congelata” fino al 1° gennaio 2036. Il D.L. n. 186/2025 ha prorogato il passaggio dal regime di esclusione (fuori campo) a quello di esenzione. Fino al 2036, gli ETS iscritti al RUNTS mantengono il regime di esclusione IVA.
R: Il rischio maggiore è l’accertamento fiscale. L’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare la qualificazione di “attività non commerciale” sulla base della “specifica organizzazione”, esponendo l’ente a pesanti riprese a tassazione. Per questo, molti consulenti suggeriscono un approccio “prudenziale” che consideri i corrispettivi come ricavi commerciali.