Tutto quello che nessuno ti dice quando accetti l’incarico

Quella telefonata che cambia tutto

È sabato sera, finisce l’assemblea e qualcuno ti chiede: “Perché non fai il presidente tu?”

Ti fidi dei tuoi compagni di squadra, credi nell’associazione, vuoi contribuire. E dici sì.

In quel momento, nessuno ti spiega che stai assumendo la responsabilità legale, fiscale e amministrativa di un ente. Nessuno ti consegna un manuale. Nessuno ti dice che cosa succederà il lunedì mattina, quando il cassiere ti manda uno screenshot di un F24 da pagare e tu non sai nemmeno cos’è.

Questo articolo è il libretto che nessuno ti ha dato.

Cosa sei, adesso che sei Presidente

Il presidente di una ASD non è solo il “capo” dell’associazione. Dal punto di vista giuridico e fiscale, è il rappresentante legale: firma i contratti, risponde agli enti pubblici, ha la responsabilità di garantire che tutto funzioni correttamente.

In pratica, questo significa che:

  • Se l’associazione non versa le ritenute dei collaboratori, sei tu a risponderne.
  • Se la contabilità è irregolare e arriva un controllo della Guardia di Finanza, le lettere arrivano a casa tua.
  • Se firmi un contratto senza avere le competenze per valutarlo, le conseguenze ricadono su di te.
Non per spaventarti! la stragrande maggioranza delle ASD gestite con buon senso non ha mai problemi. Ma devi sapere dentro cosa sei entrato.

Le 7 cose da fare (o da controllare) appena insediato

  1. Verifica lo statuto:
    • Lo statuto è la “costituzione” dell’associazione. Molte ASD hanno uno statuto copiato da internet anni fa, mai aggiornato, che non rispecchia più la normativa vigente. Con la riforma del Terzo Settore e la nuova disciplina sportiva, gli statuti devono rispettare requisiti precisi per consentire l’accesso alle agevolazioni fiscali.
    • Cosa fare: fallo leggere a un professionista specializzato. Anche un solo articolo sbagliato può costarti il regime 398 o l’iscrizione al RASD.
  2. Controlla l’iscrizione al registro giusto
    • La tua ASD è iscritta al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD) tramite la federazione o l’ente di promozione sportiva? E se è anche un ETS, è iscritta al RUNTS?
    • Queste iscrizioni non sono opzionali: condizionano le agevolazioni fiscali, la possibilità di ricevere sponsorizzazioni e molto altro. Molte associazioni hanno perso benefici per anni semplicemente perché nessuno aveva aggiornato le pratiche.
  3. Capire il regime fiscale in cui operi
    • La tua associazione è in regime ordinario? In regime 398? È esente IVA su alcune attività? Qual è la soglia di ricavi oltre la quale cambia tutto?
    • Il regime 398 (Legge 398/1991) è una delle agevolazioni più preziose per le ASD: abbatte la tassazione in modo significativo e semplifica la contabilità. Ma ha condizioni precise: limite di proventi commerciali, tipologia di attività, modalità di rendicontazione. Se superi un limite senza saperlo, perdi il regime e ti trovi a dover fare i conti con il Fisco in modo ordinario, spesso retroattivamente.
  4. I collaboratori sportivi: chi sono, come si pagano
    • Questa è una delle aree più critiche del 2025 in poi. La riforma dello sport (D.Lgs. 36/2021 e successive modifiche) ha completamente ridisegnato il lavoro sportivo.
    • Hai allenatori, istruttori, arbitri, collaboratori amministrativi? Ciascuno va inquadrato correttamente: lavoro sportivo, co.co.co., volontariato con rimborsi spese. Ogni categoria ha regole diverse su contributi INPS, IRES, IRPEF, comunicazioni obbligatorie.
    • Un errore in questa area è tra i più costosi. Le sanzioni per omessa comunicazione o errata qualificazione del rapporto di lavoro sono salate e si accumulano per ogni collaboratore.
  5. La contabilità: chi la tiene e come
    • Non basta avere un cassiere volontario che annota le entrate su un foglio Excel. La normativa prevede specifici obblighi contabili (diversi a seconda del regime e del volume di ricavi) e il rendiconto deve essere approvato dall’assemblea entro termini precisi.
    • Verifica che il tuo commercialista o consulente sia effettivamente aggiornato sulla disciplina del Terzo Settore e dello sport dilettantistico. Non tutti lo sono.
  6. Le assemblee e i verbali: la burocrazia che ti salva
    • Ogni assemblea dei soci deve essere convocata correttamente, svolta secondo quanto previsto dallo statuto, e verbalizzata. I verbali del Consiglio Direttivo devono essere redatti e conservati.
    • So che sembra noiosa burocrazia. Ma in caso di contestazione (da parte di un socio, di un ente pubblico o del Fisco) quei verbali sono la tua unica prova documentale.
  7. Responsabilità e tutele: cosa puoi fare per proteggerti
    • Esistono polizze assicurative specifiche per gli amministratori di ETS e ASD (le cosiddette D&O, Directors and Officers). Non sono obbligatorie, ma in alcune situazioni rappresentano una tutela importante.
    • Inoltre, è bene sapere che in alcune circostanze (soprattutto in enti che hanno adottato determinate strutture) la responsabilità del presidente può essere limitata. Un professionista può aiutarti a valutare la situazione specifica.

Il segnale che le cose vanno bene

Come fai a sapere se l’associazione è in ordine? Tre domande semplici:

  • Hai un commercialista o consulente che conosce la normativa sportiva e del Terzo Settore (non uno generico)?
  • Riesci a rispondere prontamente a queste domande: “Quanti sono i nostri ricavi commerciali quest’anno?” e “Tutti i collaboratori sono inquadrati correttamente?”
  • I tuoi verbali assembleari degli ultimi 3 anni sono conservati e facilmente reperibili?

Se a una di queste domande la risposta è “non lo so”, è il momento di fare un check-up.

Il ruolo di presidente di una ASD può essere bellissimo: costruire una comunità, formare giovani atleti, portare avanti i colori di un club. Non lasciare che la burocrazia mal gestita trasformi questa esperienza in un incubo.

Il prossimo passo

Se vuoi capire dove si trova la tua associazione rispetto a questi punti, ho preparato una checklist gratuita scaricabile che ti guida nell’auto-diagnosi in meno di 10 minuti.

Oppure, se preferisci un confronto diretto, puoi prenotare una prima consulenza conoscitiva: senza impegno, per capire insieme da dove partire.

Perché la cosa peggiore che puoi fare, da presidente, è aspettare che arrivi un problema per capire come funziona.

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