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Cos'è il codice etico di un ETS, differenza con il codice di condotta, contenuti essenziali, legame con la 231, come approvarlo. Guida pratica 2026.
Il codice etico è il documento con cui un ente dichiara i principi, i valori e le regole di condotta che devono guidare l’azione di chi vi opera: amministratori, dipendenti, collaboratori, volontari, consulenti, e in certi casi anche i terzi che entrano in rapporto con l’ente.
Non è una dichiarazione di buoni propositi da appendere alla parete. È uno strumento di governance che serve a tre cose molto concrete:
Per un ETS c’è un valore aggiunto: il codice etico è il luogo dove la missione civica, solidaristica e di utilità sociale dichiarata nello statuto si traduce in regole operative concrete e verificabili. Non più solo “perseguiamo finalità solidaristiche”, ma “ecco come ci comportiamo, ogni giorno, per onorare quella missione”.
I due termini vengono spesso usati come sinonimi, ma indicano cose diverse, ed è utile distinguerle.
Il codice etico fissa il quadro valoriale generale: cosa l’ente ritiene giusto o sbagliato. Si concentra su principi ampi: integrità, equità, trasparenza, rispetto della dignità della persona, tutela dei soggetti vulnerabili, imparzialità, sostenibilità.
Il codice di condotta traduce quei principi in regole di comportamento specifiche per situazioni concrete: come gestire un conflitto di interessi, come comportarsi con i minori (qui il legame con il safeguarding), come trattare i dati personali, come rapportarsi con i fornitori, cosa fare in caso di omaggi.
In pratica:
Molti ETS adottano un unico documento che contiene entrambi i livelli (i principi e poi le regole operative). È una scelta legittima e spesso pratica, soprattutto per enti di dimensioni medio-piccole. L’importante è che ci siano entrambi i piani: i valori senza regole restano astratti, le regole senza valori restano burocratiche.
💡 Punto chiave: nello sport dilettantistico il codice di condotta a tutela dei minori è obbligatorio (safeguarding, D.Lgs. 39/2021), come abbiamo visto in un altro approfondimento del blog. Il codice etico generale, invece, resta volontario ma fortemente consigliato. Per un’ASD strutturata, i due documenti si integrano.
C’è una situazione in cui il codice etico smette di essere una scelta puramente volontaria e diventa, di fatto, indispensabile: quando l’ente adotta un modello di organizzazione e gestione ex D.Lgs. 231/2001.
Il codice etico è infatti considerato parte integrante del modello 231. La logica della 231 è che l’ente, per andare esente dalla responsabilità per gli illeciti dei propri apicali e dipendenti, deve dimostrare di aver adottato regole comportamentali idonee a prevenire i reati. Il codice etico è la base valoriale di queste regole: dichiara l’impegno dell’ente alla legalità e all’integrità, e fonda il sistema dei controlli e delle sanzioni.
Un modello 231 senza un codice etico coerente è un modello monco. Per questo, se il tuo ETS sta valutando di adottare la 231 (perché gestisce fondi pubblici, ha rapporti strutturati con la PA, o ha dimensioni rilevanti), il codice etico va costruito insieme al modello, non come documento separato.
💡 Consiglio operativo: anche se il tuo ETS non adotta un modello 231 completo, il codice etico mantiene un grande valore autonomo. È lo strumento più leggero ed economico per innalzare il livello di integrità dell’ente, e costituisce la base su cui, eventualmente, costruire in futuro presìdi più strutturati.
Un codice etico ben fatto, calato sulla realtà di un ente del Terzo Settore, contiene di norma questi elementi.
Il collegamento esplicito con lo statuto e con la missione civica, solidaristica e di utilità sociale dell’ente. È il fondamento valoriale che distingue un codice etico di un ETS da quello di un’impresa commerciale.
Chi è tenuto a rispettare il codice: amministratori, organo di controllo, dipendenti, collaboratori, volontari, consulenti, e in certi casi i terzi che operano per conto dell’ente. Per gli ETS, l’inclusione esplicita dei volontari è importante.
I valori fondamentali: dignità della persona, uguaglianza e non discriminazione, integrità e onestà, trasparenza, imparzialità, legalità, riservatezza, tutela dei soggetti vulnerabili, sostenibilità, centralità dei beneficiari. Spesso si richiamano i principi della Costituzione.
È una delle sezioni più importanti e delicate per un ETS. Va disciplinato l’obbligo per amministratori, sindaci, dipendenti e volontari di comunicare e astenersi in caso di conflitto di interessi: situazioni in cui interessi personali (o di familiari) interferiscono con quelli dell’ente. Esempi tipici: rapporti commerciali con imprese collegate a un amministratore, assunzione di incarichi presso soggetti concorrenti o fornitori, partecipazioni economiche in controparti.
Le regole su cosa si può accettare e cosa no. La prassi: ammessi solo omaggi di modico valore, nei limiti delle normali relazioni di cortesia; vietati regali o benefici che possano influenzare l’imparzialità delle decisioni dell’ente.
Principi su selezione, valorizzazione, pari opportunità, tutela della dignità sul lavoro, contrasto a molestie e discriminazioni. Per gli ETS che lavorano con minori o soggetti fragili, qui si innesta il collegamento con il safeguarding.
Le regole nei rapporti con: beneficiari e destinatari delle attività, donatori, pubblica amministrazione (particolare attenzione per gli enti che gestiscono fondi pubblici), fornitori, altri enti del Terzo Settore, media.
Principi sull’utilizzo corretto delle risorse economiche, dei beni materiali e degli strumenti informatici, nella logica del corretto impiego delle risorse (spesso di provenienza pubblica o donativa) per le finalità istituzionali.
Il collegamento con il GDPR e con gli obblighi di riservatezza, particolarmente rilevante per gli ETS che trattano dati sensibili (salute, minori, soggetti fragili).
Chi vigila sull’applicazione del codice (un Comitato Etico, l’Organismo di Vigilanza se c’è la 231, o l’organo di controllo) e quali conseguenze comporta la violazione (il sistema disciplinare). Senza un sistema di vigilanza e di sanzioni, il codice resta una dichiarazione priva di efficacia.
Un codice etico senza un organo che ne verifichi il rispetto è lettera morta. Gli ETS adottano soluzioni diverse a seconda della dimensione e della presenza o meno di un modello 231:
Il principio guida è l’indipendenza: chi vigila non deve coincidere con chi è soggetto al controllo. È la stessa logica che abbiamo visto per il Responsabile safeguarding e per il gestore del whistleblowing.
Sul piano formale, il codice etico viene di norma approvato dall’organo competente secondo lo statuto. La prassi più diffusa:
Una volta approvato, il codice va comunicato e diffuso a tutti i destinatari (dipendenti, collaboratori, volontari), pubblicato sul sito dell’ente, e va prevista l’accettazione formale da parte di chi assume incarichi. La diffusione non è un dettaglio: un codice che nessuno conosce non produce effetti.
Nella redazione di un codice etico per un ETS, alcuni errori ricorrenti ne compromettono l’efficacia:
Situazione: una APS culturale, senza modello 231, decide di dotarsi di un codice etico per rafforzare la propria credibilità verso il Comune con cui ha una convenzione.
Analisi: scelta volontaria e di valore. La APS può adottare un codice etico “leggero”, calato sulla propria realtà: principi (integrità, trasparenza, centralità dei beneficiari), regole su conflitti di interesse e omaggi, inclusione dei volontari, un organo di garanzia semplice (può essere l’organo di controllo o un piccolo comitato). L’approvazione in assemblea, su proposta del direttivo, e la pubblicazione sul sito rafforzano la trasparenza verso il Comune e i cittadini.
Situazione: una Fondazione ETS che gestisce fondi pubblici sta costruendo un modello 231.
Analisi: qui il codice etico è parte integrante del modello 231 e va costruito insieme ad esso. Deve essere coerente con la mappatura dei rischi-reato, fondare il sistema disciplinare, e la vigilanza spetta all’Organismo di Vigilanza. Il codice etico, in questo contesto, non è un documento autonomo ma un tassello del sistema di compliance, coordinato anche con il whistleblowing (obbligatorio per chi ha la 231) e con la privacy.
Situazione: una ASD ha già adottato il codice di condotta a tutela dei minori (obbligatorio per il safeguarding) e si chiede se serva anche un codice etico generale.
Analisi: il codice di condotta safeguarding è obbligatorio e specifico sulla tutela dei minori; il codice etico generale è volontario e più ampio (copre conflitti di interesse, gestione risorse, rapporti con federazioni e sponsor). Per una ASD strutturata, avere entrambi è la soluzione ideale: il codice etico fa da cornice valoriale, il codice di condotta safeguarding è la sua applicazione specifica nell’area minori. I due documenti vanno coordinati per evitare sovrapposizioni o contraddizioni.
Situazione: in una APS, un consigliere propone di affidare un servizio a una società di cui è socio. Il codice etico dell’ente disciplina i conflitti di interesse.
Analisi: è esattamente la situazione che un buon codice etico previene. Il consigliere è tenuto a comunicare il proprio interesse e ad astenersi dalla decisione (sia dalla discussione sia dal voto). L’astensione va verbalizzata. Il codice etico, prevedendo regole chiare e un organo di vigilanza, trasforma una potenziale zona grigia in una procedura trasparente, proteggendo sia l’ente sia lo stesso consigliere da future contestazioni.
No, non esiste un obbligo di legge generalizzato di adottare un codice etico per gli ETS. Diventa però di fatto necessario se l’ente adotta un modello 231, di cui il codice etico è parte integrante. In tutti gli altri casi è una scelta volontaria, ma fortemente raccomandata: è lo strumento più semplice ed economico per governare l’integrità dell’ente e rafforzarne la credibilità verso PA, donatori e beneficiari.
Il codice etico fissa i principi e i valori (integrità, trasparenza, dignità della persona). Il codice di condotta traduce quei principi in regole di comportamento concrete per situazioni specifiche (conflitti di interesse, omaggi, rapporti con i minori, uso delle risorse). Possono essere due documenti distinti o un unico documento articolato su due livelli. L’importante è che ci siano entrambi i piani: i valori e le regole.
L’approvazione avviene di norma in assemblea, su proposta del consiglio direttivo (negli enti con modello 231, contestualmente all’adozione del modello, con delibera dell’organo amministrativo). La vigilanza spetta a un organo indipendente: un Comitato Etico dedicato, l’Organismo di Vigilanza (se c’è la 231) o l’organo di controllo. Il principio chiave è l’indipendenza: chi vigila non deve coincidere con chi è soggetto al controllo.
Puoi usarlo come traccia, ma non copiarlo pari pari. La maggior parte dei modelli online è pensata per imprese commerciali e contiene riferimenti (azionisti, profitto, concorrenza) che non hanno senso per un ETS. Un codice etico efficace deve riflettere la missione specifica del tuo ente, la sua realtà operativa, i suoi stakeholder, e va coordinato con gli altri presìdi (safeguarding, whistleblowing, privacy, 231). Un documento generico e scollegato dalla realtà dell’ente non orienta i comportamenti e non protegge da nulla.
Il codice etico è uno di quei documenti che possono fare la differenza o restare lettera morta, e la differenza la fa l’aderenza alla realtà concreta del tuo ente. Un codice copiato da un’impresa, generico e senza vigilanza, non serve a nulla. Un codice costruito sulla missione del tuo ETS, coordinato con safeguarding, whistleblowing e privacy, diventa uno strumento di governance e di credibilità. Se vuoi dotare il tuo ente di un codice etico fatto su misura, o integrarlo in un sistema di compliance più ampio, scrivimi: lo costruiamo insieme, partendo da chi siete e da cosa fate.
Scrivimi per un confronto: alessiocipollone@hotmail.com – oppure su WhatsApp.
Il tuo ente ha un codice etico, o stai pensando di adottarlo? Lascia un commento qui sotto con la tua esperienza o le tue domande, e condividi l’articolo con gli altri membri del consiglio direttivo: l’integrità di un ETS è una responsabilità che si costruisce insieme.