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Come comunicare ai donatori la detrazione del 30%/35% (art. 83 CTS): quadro fiscale, ricevute, causali, obbligo comunicazione 2027. Guida pratica 2026.
Può sembrare strano che un articolo sulla fiscalità si occupi di come scrivere ai donatori. Ma è proprio qui che sta uno degli errori più diffusi nel Terzo Settore: gli ETS hanno a disposizione un argomento fiscale potentissimo per incentivare le donazioni, e quasi nessuno lo comunica bene.
Il punto è semplice: chi dona a un ETS ha diritto a un vantaggio fiscale concreto (una detrazione del 30% o 35%, oppure una deduzione). Per il donatore significa che una parte di quanto dona “torna indietro” sotto forma di minori imposte. Eppure la maggior parte degli ETS si limita a un generico “le donazioni sono detraibili”, senza spiegare quanto, come, e cosa deve fare il donatore per ottenere il beneficio.
Questa guida ha due obiettivi: primo, chiarirti con precisione il quadro fiscale delle erogazioni liberali (così lo padroneggi da dirigente o consulente); secondo, darti gli strumenti concreti per comunicarlo ai tuoi donatori in modo efficace, trasformando un’agevolazione nascosta in una leva di raccolta fondi.
L’art. 83 del Codice del Terzo Settore prevede due benefici alternativi per chi effettua erogazioni liberali in denaro o in natura a favore di un ETS iscritto al RUNTS. Il donatore sceglie quello a lui più conveniente, ma non può cumularli per la stessa donazione.
Le persone fisiche possono detrarre dall’IRPEF lorda:
Il limite: la detrazione si calcola su un importo massimo di 30.000 euro annui di donazioni. La detrazione riduce direttamente l’imposta dovuta.
Esempio pratico: doni 1.000 euro a una APS. Hai diritto a una detrazione del 30%, cioè 300 euro che riducono la tua IRPEF. La donazione ti “costa” effettivamente 700 euro. Se doni la stessa cifra a una ODV, la detrazione sale a 350 euro (35%).
In alternativa alla detrazione, le persone fisiche, gli enti e le società possono dedurre l’erogazione dal reddito complessivo netto, nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, senza un tetto assoluto in valore. L’eventuale eccedenza può essere riportata nei quattro periodi d’imposta successivi.
La deduzione riduce la base imponibile su cui si calcola l’imposta. Il risparmio effettivo dipende quindi dall’aliquota marginale del donatore: più alto è il suo scaglione IRPEF, più conviene la deduzione.
💡 Punto chiave: per i donatori con redditi medio-bassi, la detrazione è di solito più conveniente e più semplice. Per i donatori con redditi alti e donazioni importanti, la deduzione spesso rende di più, perché abbatte reddito tassato all’aliquota marginale più elevata. Saper spiegare questa differenza ai grandi donatori è un servizio prezioso che pochi ETS offrono.
Perché il beneficio spetti, servono due condizioni rigorose:
Attenzione a un punto che genera confusione anche tra gli addetti ai lavori. Girano informazioni contraddittorie sul 35%: alcune fonti lo attribuiscono erroneamente alle APS. La regola corretta è:
Se guidi una ODV, hai un argomento in più da comunicare ai tuoi donatori: la detrazione più alta prevista dall’ordinamento per le donazioni. Se guidi una APS o un altro ETS, comunica correttamente il 30%, senza promettere un 35% che non spetta (un errore che, se finisce nei materiali ufficiali, danneggia la credibilità dell’ente).
Qui entra in gioco l’adempimento fiscale vero e proprio, che si lega direttamente alla comunicazione ai donatori. Per consentire all’Agenzia delle Entrate di precompilare la dichiarazione dei redditi dei donatori (inserendo automaticamente le detrazioni/deduzioni), gli ETS devono trasmettere telematicamente i dati delle erogazioni liberali ricevute.
Per le donazioni ricevute nel 2025, da comunicare entro il 16 marzo 2026, l’obbligo riguarda gli ETS che nel 2024 hanno registrato entrate superiori a 220.000 euro. Gli enti sotto questa soglia hanno la facoltà, ma non l’obbligo.
Dalla comunicazione da effettuare entro il 16 marzo 2027 (relativa alle donazioni ricevute nel 2026), l’obbligo si estende a tutti gli ETS, indipendentemente dalle dimensioni. Restano escluse solo le imprese sociali in forma societaria.
Questo significa una cosa molto concreta: già nel corso del 2026 ogni ETS deve organizzarsi per registrare correttamente le donazioni ricevute, raccogliere i dati anagrafici dei donatori e conservare le evidenze dei pagamenti tracciabili. Chi si fa trovare impreparato a marzo 2027 sarà in difficoltà.
Il donatore ha diritto di opporsi all’inserimento dei dati nella precompilata; l’ente deve gestire questa eventualità.
💡 Consiglio operativo: anche se il tuo ETS è ancora sotto la soglia dei 220.000 euro e quindi per ora la comunicazione è facoltativa, conviene iniziare subito a comunicare in via volontaria. È un servizio gratuito al donatore (gli trova la donazione già in precompilata), un segnale di serietà, e un allenamento alla procedura che diventerà obbligatoria per tutti dal 2027.
Veniamo al cuore operativo. Come trasformare questo quadro fiscale in comunicazione efficace verso chi dona? Ecco gli strumenti concreti.
Ogni donazione dovrebbe generare una ricevuta (anche semplice, anche via email) che contenga: denominazione completa dell’ETS, codice fiscale, numero di iscrizione al RUNTS, importo donato, data, modalità di pagamento, e la dicitura che si tratta di “erogazione liberale ai sensi dell’art. 83 del D.Lgs. 117/2017”. È il documento che il donatore conserva e che fonda il suo diritto al beneficio.
Un dettaglio che fa la differenza: invita sempre i donatori a indicare nella causale del bonifico la dicitura “erogazione liberale ai sensi dell’art. 83 del D.Lgs. 117/2017”, seguita dal nome dell’ente. Una causale generica come “donazione” o “contributo” può creare problemi in caso di controllo. Inseriscilo nelle istruzioni di pagamento sul tuo sito e nei materiali di raccolta fondi.
Quando qualcuno dona, è il momento d’oro per comunicare il vantaggio fiscale. Un messaggio efficace dice, in modo semplice: “La tua donazione di [importo] ti dà diritto a recuperare [30% o 35%] in dichiarazione dei redditi. Conserva questa ricevuta.” Niente tecnicismi, solo il beneficio concreto.
A inizio anno, quando i donatori iniziano a pensare alla dichiarazione, invia una comunicazione di riepilogo delle donazioni dell’anno precedente, ricordando come e dove inserirle nel 730 (per le donazioni a ETS/APS il rigo è in genere E8/E10 con codice 71; per le ODV codice 76). È un servizio che i donatori apprezzano moltissimo e che rafforza il legame con l’ente.
Sul sito, la pagina delle donazioni dovrebbe spiegare con chiarezza il beneficio fiscale: la percentuale, il limite, la condizione di tracciabilità, un esempio numerico. Trasparenza e concretezza aumentano la propensione a donare.
💡 Attenzione alla correttezza: comunica sempre dati esatti. Non promettere un 35% se sei una APS (spetta il 30%). Non dimenticare il limite dei 30.000 euro per la detrazione. Non dire “deducibile” quando intendi “detraibile”: sono cose diverse, e un donatore informato se ne accorge. La precisione fiscale è parte della tua credibilità.
Situazione: una APS culturale riceve donazioni da soci e simpatizzanti e vuole incentivarle.
Analisi: la APS comunica correttamente la detrazione del 30% (non 35%) fino a 30.000 euro. Predispone una ricevuta per ogni donazione con i dati dell’ente e la dicitura art. 83. Invita i donatori a usare la causale corretta. A gennaio invia il riepilogo annuale. Se nel 2024 ha superato i 220.000 euro di entrate, comunica i dati all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo 2026; altrimenti lo fa in via facoltativa (e si prepara all’obbligo dal 2027).
Situazione: una ODV che assiste malati cronici vuole distinguersi nella raccolta fondi.
Analisi: la ODV ha un argomento forte: la detrazione del 35%, la più alta prevista. Può comunicarlo esplicitamente (“dona a una ODV e recuperi il 35%, la detrazione più alta per le donazioni”). Per i grandi donatori, può anche illustrare l’alternativa della deduzione. È un caso in cui la corretta comunicazione fiscale diventa un vantaggio competitivo nella raccolta.
Situazione: un imprenditore con reddito di 200.000 euro vuole donare 25.000 euro a una fondazione ETS.
Analisi: per lui conviene valutare la deduzione (art. 83 c. 2). Dedurre 25.000 euro dal reddito, tassato all’aliquota marginale massima, produce un risparmio superiore rispetto alla detrazione del 30% (che inoltre, per redditi sopra 50.000 euro, subisce la riduzione di 260 euro). Un ETS che sa accompagnare il grande donatore in questa scelta offre un servizio di valore e consolida la relazione. La donazione, ricordiamo, va fatta con strumenti tracciabili.
Situazione: una piccola ODV con 40.000 euro di entrate annue oggi non è obbligata alla comunicazione.
Analisi: pur non essendo obbligata per la scadenza 2026, dal 2027 l’obbligo si estenderà a tutti gli ETS. La ODV fa bene a organizzarsi fin da ora: tenere un registro dei donatori con anagrafica e codice fiscale, accettare solo donazioni tracciabili, conservare le evidenze. Può anche iniziare a comunicare in via facoltativa già per le donazioni 2025-2026, offrendo ai donatori il vantaggio della precompilata e allenandosi alla procedura.
Dipende dal tipo di ente. È del 30% per gli ETS in generale, comprese le APS. Sale al 35% solo per le ODV (Organizzazioni di Volontariato). In entrambi i casi la detrazione si calcola su un massimo di 30.000 euro di donazioni annue. Comunica sempre la percentuale corretta per la tua tipologia di ente: attribuire il 35% a una APS è un errore che può danneggiare la credibilità e creare problemi al donatore in caso di controllo.
Comunica entrambe come opzioni alternative, spiegando che il donatore sceglie la più conveniente (non sono cumulabili). In linea di massima: la detrazione conviene ai redditi medio-bassi ed è più semplice; la deduzione conviene ai redditi alti con donazioni importanti, perché abbatte reddito tassato all’aliquota marginale più alta e non subisce la riduzione dei 260 euro prevista per le detrazioni sopra i 50.000 euro di reddito. Per i grandi donatori, saper illustrare la scelta è un servizio di valore.
Per le donazioni 2025 (scadenza 16 marzo 2026), l’obbligo riguarda solo gli ETS con entrate 2024 superiori a 220.000 euro; sotto soglia è facoltativo. Ma attenzione: dal 2027 (donazioni 2026, comunicazione entro il 16 marzo 2027) l’obbligo si estende a tutti gli ETS, a prescindere dalle dimensioni. Quindi conviene organizzarsi fin da ora per tracciare e registrare correttamente le donazioni.
Tre cose: donare con uno strumento tracciabile (mai contanti); conservare la ricevuta dell’ente e la contabile del pagamento; inserire la donazione nella dichiarazione dei redditi (730 o Redditi PF) nel rigo corretto. Se l’ente comunica i dati all’Agenzia delle Entrate, la donazione comparirà già nella dichiarazione precompilata, semplificando tutto. È utile che l’ETS spieghi questi passaggi ai donatori: meno attrito significa più donazioni.
La detrazione per i donatori è uno degli argomenti più forti che un ETS possa usare, eppure resta quasi sempre comunicato male o per niente. Saper spiegare con precisione il beneficio fiscale, predisporre ricevute corrette, gestire la comunicazione all’Agenzia delle Entrate (obbligatoria per tutti dal 2027) e accompagnare i grandi donatori nella scelta tra detrazione e deduzione: tutto questo fa la differenza tra un ente che subisce gli adempimenti e uno che li trasforma in opportunità. Se vuoi impostare bene la comunicazione fiscale ai tuoi donatori e prepararti per tempo agli obblighi del 2027, scrivimi: vediamo insieme come fare.
Scrivimi per un confronto: alessiocipollone@hotmail.com – oppure su WhatsApp.
Il tuo ente comunica già il vantaggio fiscale ai donatori, o è un’occasione che hai lasciato sul tavolo? Lascia un commento qui sotto con la tua esperienza o le tue domande, e condividi l’articolo con chi si occupa di raccolta fondi nel tuo ente: comunicare bene la detrazione può davvero fare crescere le donazioni.