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L'AdE chiedeva il bollo sulle fatture elettroniche a una SSD. Dopo lo sgravio parziale in sede di CIVIS ho poi contestato il criterio e ottenuto l'annullamento totale.

Nota preliminare: per ovvie ragioni di privacy e riservatezza professionale, i dati del cliente (nome della società, codice fiscale, importi esatti e ogni altro elemento identificativo) sono stati anonimizzati. La vicenda è reale; i dettagli sono di fantasia.
Qualche settimana fa ho ricevuto una chiamata dall’amministratore di una SSD a r.l. che seguo da poco tempo. Aveva appena ricevuto una comunicazione di controllo automatizzato dell’Agenzia delle Entrate sul corretto versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio per l’intero anno 2023. Tre trimestri, centinaia di fatture, tutte relative all’attività istituzionale della società (quote corsi, iscrizioni tesserati) e una richiesta di pagamento di quasi 700 euro tra imposta, sanzioni già ridotte a un terzo e interessi.
L’Amministratore Unico era comprensibilmente preoccupato. La mia risposta è stata immediata: “Stai tranquillo, ci penso io.”
E così è stato. Anche se la storia, prima di chiudersi bene, ha avuto un colpo di scena.
Il giorno stesso in cui ho ricevuto l’atto, ho trasmesso un’istanza di sgravio totale attraverso il canale CIVIS dell’Agenzia delle Entrate. La tesi era chiara: le SSD sono soggetti esenti dall’imposta di bollo per effetto dell’art. 90, comma 6, della Legge 289/2002. La Circolare 18/E del 2018 della stessa Agenzia lo conferma esplicitamente. Vittoria Sport aveva tutti i requisiti: statuto conforme, assenza di finalità di lucro, attività esclusivamente istituzionale.
Risposta dell’Agenzia delle Entrate: sgravio parziale. Solo il terzo trimestre 2023 annullato. Per il primo e il secondo trimestre, il bollo veniva confermato con questa motivazione: “l’iscrizione al RASD è stata effettuata il 03/07/2023.”
In pratica, l’Ufficio sosteneva che, prima di luglio 2023, la società non avesse diritto all’esenzione perché non ancora iscritta nel Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche.
Leggendo quella risposta ho pensato: aspetta un momento.
Il canale CIVIS, una volta chiuso con una risposta dell’Ufficio, non consente ulteriori integrazioni. Ho scelto quindi lo strumento più diretto e formalmente tracciabile: una PEC indirizzata alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate e quindi al responsabile del procedimento, con oggetto la revisione del provvedimento di accoglimento parziale.
Non un semplice “non sono d’accordo”. Una memoria tecnica strutturata, con argomentazioni giuridiche precise e un documento allegato che, alla fine, ha fatto la differenza.
Quello che l’Ufficio ha fatto (quasi certamente in buona fede, frutto di un controllo automatizzato) è stato applicare una regola nuova a un periodo in cui quella regola non esisteva ancora.
È come contestare a qualcuno di non aver usato la cintura di sicurezza in un anno in cui la cintura di sicurezza non era ancora obbligatoria per legge.
Il RASD è stato istituito dalla Riforma dello Sport con il D.Lgs. 36/2021, ma è diventato operativo e obbligatorio (in sostituzione del vecchio Registro CONI) solo dal 1° luglio 2023. Prima di quella data, il presupposto per godere dell’esenzione dall’imposta di bollo era ben diverso: era sufficiente essere affiliati a una Federazione Sportiva Nazionale, a un Ente di Promozione Sportiva o a una Disciplina Sportiva Associata riconosciuti dal CONI.
La SSD era regolarmente affiliata al proprio Ente di Promozione Sportiva già dall’inizio del 2023. Il presupposto c’era. L’esenzione spettava, per tutti e tre i trimestri.
La memoria inviata via PEC si reggeva su tre argomenti:
Il 30 marzo 2026, l’Agenzia delle Entrate ha emesso il provvedimento di accoglimento totale.
Motivazione ufficiale: “Imposta di bollo non dovuta su fatture emesse da società sportiva dilettantistica riconosciuta dal CONI nel 2023 (art. 27-bis della Tabella allegata al DPR 642/1972).”
Somme dovute: zero. Caso chiuso in meno di un mese, con una PEC e il documento giusto allegato.
Questa storia mi ha confermato qualcosa che ripeto spesso ai miei clienti: il primo provvedimento dell’Agenzia non è sempre l’ultimo. I controlli automatizzati sono strumenti potenti ma non infallibili. Non conoscono le sfumature normative, i regimi transitori, le date di entrata in vigore delle riforme. Vedono un dato (l’iscrizione al RASD avvenuta a luglio) e traggono una conclusione che, in questo caso, era sbagliata.
Il mio lavoro è leggere quella conclusione, trovare il vizio e ribaltarla con le norme giuste.
Se gestisci una ASD o una SSD e hai ricevuto una comunicazione simile (o se il tuo attuale consulente ha già ottenuto uno sgravio parziale che non ti convince) non fermarti lì. Scrivimi o contattami: spesso la soluzione è più vicina di quanto sembri.