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Una società sportiva scopre che il proprio statuto non contiene la clausola sull'intrasferibilità delle quote e teme di aver perso ogni agevolazione. La conseguenza esiste, ma è molto più circoscritta di quanto si creda.
Chi ha costruito una società sportiva dilettantistica solida arriva prima o poi a chiedersi se possa uscire dal perimetro sportivo portando con sé quanto ha accumulato. La risposta richiede di distinguere fra ciò che la norma dice espressamente e ciò che invece lascia aperto.
Un'associazione sportiva che ha già ottenuto la personalità giuridica tramite il registro sportivo scopre che, entrando nel Terzo settore, il requisito patrimoniale non si considera automaticamente soddisfatto. Il motivo è un divario di cinquemila euro tra due discipline gemelle.
Una SSD a r.l. deve avviare l'attività in una palestra dove il proprietario ha già la sua SCIA, e dove operava un'ASD che non l'aveva mai presentata. Serve una SCIA propria? Sì e le due premesse contengono entrambe un equivoco che vale la pena sciogliere.

I rimborsi ai volontari sportivi devono essere pagati con strumenti tracciabili come le retribuzioni? No, e la ragione è precisa. Ma tra rimborso documentato e forfait da 400 euro le differenze sono molte e una, chiarita ad agosto 2026, è particolarmente insidiosa.

Dopo la circolare 7/E molte SSD devono rimettere mano allo statuto per non perdere la decommercializzazione dei corrispettivi. Ma quali clausole vanno tolte, quali inserite e quali (sorpresa) non servono affatto? Guida operativa con i testi.

Molti dirigenti danno per scontato che, una volta optato per la 398/91, tutti i proventi commerciali dell'ASD siano coperti dal forfait. Non è così: il regime vale solo per le attività connesse agli scopi sportivi. Ecco cosa resta fuori, come gestirlo e cosa cambia con la circolare 7/E del 7 agosto 2026.

Una ASD non ETS può ricevere entrate quasi esclusivamente da pubblicità e sponsorizzazioni e usarle per far praticare sport, anche gratis, ai propri tesserati? L'art. 9 del d.lgs. 36/2021 non lo vieta, ma per una ragione più radicale di quanto si pensi, e a una condizione che non è quantitativa.

Dopo anni di esclusione, lo yoga entra nell'elenco delle attività riconosciute come discipline sportive. Per le associazioni che lo praticano si apre l'accesso al registro e alle agevolazioni, ma restano due questioni da affrontare con attenzione.
Safeguarding obbligatorio nello sport, raccomandato negli ETS: MOCS, Responsabile, certificato antipedofilia. Guida che distingue obblighi e buone pratiche.