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Un collaboratore che percepisce la DIS-COLL, incassa compensi sportivi da più società e vuole avviare un'attività in proprio si muove su tre binari che si intrecciano. Il rischio maggiore non è quello che teme, ed è già in corso.
Una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di Vicenza ha confermato un accertamento fondato su agenda digitale, backup su cloud e posta elettronica. Ma la lezione più importante non riguarda le prove del Fisco: riguarda il modo in cui il contribuente si è difeso.
Chi percepisce stipendio e compensi da co.co.co. sportiva deve sommare anche i primi 15.000 euro esenti per verificare la causa ostativa dei 35.000 del forfettario? La domanda non ha una risposta ufficiale: ecco le due tesi, quale regge meglio e come proteggersi.
Molti forfettari con un lavoro dipendente verificano la soglia guardando il netto percepito, e si ritrovano fuori dal regime senza saperlo. I numeri in gioco però sono tre, e quello che conta non è né il netto né la retribuzione contrattuale.
Chi apre la partita IVA in corso d'anno non ha a disposizione l'intero plafond di 85.000 euro: la soglia va ragguagliata ai giorni di attività. È l'errore che sta generando accertamenti, complicato da un'asimmetria che quasi nessuno spiega.

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