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Guida pratica per APS che gestiscono asili nido: come cambiano le fatture e il test di commercialità con il nuovo regime forfettario.

Ciao Alessio, seguo un'APS che gestisce un asilo nido. Operano in convenzione con il Comune e finora ho fatto emettere fatture esenti IVA ai sensi dell'articolo 10, sia verso l'ente pubblico che verso i genitori non soci. Con l'ingresso nel 2026 l'associazione vuole aderire al regime forfettario: devo continuare con l'articolo 10 o cambia la dicitura? Lo scorso anno ho fatto bene a fare le fatture al comune esente art 10 oppure dovevo farle fuori campo iva? E soprattutto, queste entrate vanno conteggiate nel test di commercialità o restano 'protette'?
Ciao! Ti ringrazio per la domanda perché tocca un nervo scoperto per molte associazioni che offrono servizi educativi. Con l’entrata a regime della Riforma del Terzo Settore nel 2026, stiamo passando da un sistema basato sulle “etichette” a uno basato sulla sostanza dei numeri.
Con l’ingresso nel 2026, la scelta del regime fiscale cambia il modo di documentare queste entrate.
Se la tua APS decide di optare per il regime forfettario dell’Art. 86 del CTS, ecco come devi muoverti:
Per quanto riguarda l’anno scorso, hai operato correttamente. Le prestazioni educative dell’infanzia, come l’asilo nido, rientrano nell’esenzione prevista dall’articolo 10, numero 20, del decreto IVA. Anche se nei confronti dei soci si sarebbe potuto ipotizzare il “fuori campo IVA” dell’articolo 4, l’esenzione dell’articolo 10 è una base molto solida per servizi di questo tipo resi da organismi senza scopo di lucro. Verso il Comune, che è un soggetto terzo, la fattura esente era la scelta più lineare.
Sul fronte del test di commercialità, la risposta è “sì”. Le entrate dell’asilo nido sono considerate attività di interesse generale ai sensi dell’articolo 5 del Codice del Terzo Settore. Di conseguenza, indipendentemente dal fatto che siano esenti ai fini IVA, devono passare sotto la lente del test di economicità previsto dall’articolo 79.
In pratica, per capire se quell’attività è istituzionale o commerciale ai fini IRES nel 2026, dovrai:
Ricorda che se l’attività del nido dovesse risultare “commerciale” perché i ricavi superano di molto i costi, quelle entrate andranno a pesare sul plafond degli 85.000 euro necessario per restare nel regime forfettario dell’articolo 86.
Io consiglio sempre di mappare i costi con una contabilità analitica semplice ma precisa. Sapere esattamente quanto pesa l’affitto o il personale amministrativo sull’attività del nido rispetto ad altri progetti dell’APS è l’unico modo per difendere la natura non commerciale dell’ente durante un controllo.
C’è un punto su cui non mi stancherò mai di battere: la sostanza vince sempre sulla forma. Potete avere il rendiconto più preciso del mondo, ma se la vostra APS appare come un “guscio vuoto”, rischiate grosso.
Perché dico questo? Perché gli uffici del RUNTS ogni tre anni faranno un check-up completo per verificare se state davvero perseguendo le vostre finalità sociali. Se il vostro libro soci è fermo a tre anni fa o se non c’è traccia di assemblee, per il Fisco non siete un’associazione, ma un’impresa mascherata che sta cercando di non pagare le tasse.
Io consiglio sempre di curare questi tre aspetti come se fossero parte del bilancio:
Ricordate: un’associazione senza vita associativa è come una macchina senza motore. Magari è bellissima da vedere, ma non vi porterà da nessuna parte in caso di controllo.
Hai già iniziato a separare i centri di costo per il test del 6% o ti serve uno schema per non sbagliare i calcoli? Parliamone nei commenti!