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Organizzare stand gastronomici per un'APS nel 2026: scopri come gestire permessi SUAP, tasse e l’esonero dal registratore telematico per le tue feste.

Ciao Alessio, sono il Presidente di un’Associazione di promozione sociale (APS) iscritta al RUNTS. Per la prossima primavera stiamo organizzando un evento ispirato alla storica 'Corrida' e vorremmo allestire degli stand gastronomici aperti a tutti. Mi chiedo: quali permessi servono per vendere panini e bibite? Ma soprattutto, con la nuova riforma 2026, dobbiamo comprare un registratore di cassa telematico per fare gli scontrini o bastano quelli non fiscali? Queste entrate pagano le tasse o sono istituzionali?
Ciao! Che bella idea riportare in piazza un classico come “La Corrida”. Eventi del genere sono il cuore pulsante delle nostre associazioni perché creano comunità e, se gestiti bene, aiutano a finanziare i vostri progetti futuri.
Tuttavia, siamo nel 2026 e le regole del gioco per il Terzo Settore sono cambiate. Non basta più la buona volontà: oggi serve una gestione chirurgica per evitare che un momento di festa si trasformi in un mal di testa con l’Agenzia delle Entrate. Andiamo con ordine e analizziamo i tre pilastri del tuo evento.
Come chiarito dalle ultime circolari dell’Agenzia delle Entrate, non siete obbligati a installare un Registratore Telematico (RT) collegato via internet con il Fisco. Potete continuare a gestire la cassa con:
Questo esonero dalla memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi è pensato proprio per non affogare i piccoli enti in costi tecnologici inutili. L’importante è che la gestione sia trasparente e che ogni euro incassato sia tracciabile nei vostri registri interni.
Anche se non dovete fare lo scontrino elettronico, ricordate che il controllo del RUNTS e dell’Agenzia delle Entrate nel 2026 è diventato molto più stretto. Se configurate l’evento come raccolta fondi, assicuratevi che non ci sia un rapporto rigido tra la somma versata e il cibo servito. Il fisco vuole vedere che il cittadino stia sostenendo la vostra APS con un contributo liberale e che l’offerta non sia una semplice etichetta per nascondere un prezzo di mercato. Se fissate una ‘donazione minima’ obbligatoria, state tecnicamente effettuando una vendita e uscite dal paracadute della raccolta fondi. Il Fisco guarda molto alla sostanza: se sembra un business, lo tasserà come un business.
Dimentica le parole “Prezzo”, “Listino” o “Costo”. Se scrivi “Panino: 5 euro”, agli occhi dell’Agenzia delle Entrate stai facendo commercio e concorrenza sleale ai bar della zona.
La formula corretta da usare sui cartelli e nelle comunicazioni è “Importo a contribuzione spese”. Perché è così importante? Perché l’articolo 79 del Codice del Terzo Settore protegge le entrate solo se sono “contributi liberali” destinati a sostenere i costi dell’evento e i progetti sociali dell’ente. L’importo che chiedi deve essere visto come un sostegno dei soci e dei cittadini (i cosiddetti “sovventori”) e non come il corrispettivo di una vendita.
Io consiglio sempre di mantenere questo importo sensibilmente più basso rispetto ai prezzi di mercato. Se un panino al pub costa 8 euro e tu chiedi una contribuzione di 4 o 5 euro, è chiaro che non c’è intento di lucro ma solo di autofinanziamento.
Ho visto molte APS fare grandi cose grazie a queste feste di piazza, ma la chiave è sempre la documentazione. Preparate bene il rendiconto dell’evento e conservate ogni singola fattura d’acquisto della carne o delle bibite.
Siete pronti a far partire la musica della vostra Corrida o avete ancora dubbi su come compilare la relazione di missione a fine anno? Parliamone qui sotto nei commenti!