IVA e Terzo Settore: continui rinvii e nuove incertezze. Serve davvero un’altra proroga?

A meno di 3 mesi dall’entrata in vigore della nuova normativa IVA per associazioni ed enti non profit — dopo ben 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗿𝗼𝗴𝗵𝗲 (dal 1° gennaio 2022 al 1° gennaio 2026) — si parla ora di un possibile 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗻𝘃𝗶𝗼?

⚠️ AGGIORNAMENTO 28 NOVEMBRE 2025: PROROGA AL 2036
Il Consiglio dei Ministri del 20 novembre 2025 ha approvato la proroga definitiva dell’entrata in vigore del nuovo regime IVA per gli enti associativi al 1° gennaio 2036. La domanda posta nel titolo (“Serve davvero un’altra proroga?”) ha trovato risposta: il legislatore ha concesso altri 10 anni di tempo.
👉 Leggi l’analisi completa sulla proroga IVA al 2036 e cosa fare adesso >

Dal 2008 l’Unione Europea chiede all’Italia di allinearsi sul trattamento IVA applicato agli enti non profit.
Da allora sono passati quasi vent’anni, ma la questione è ancora aperta e ogni volta che sembra arrivare il momento della svolta… ecco spuntare un nuovo rinvio.

Proprio in questi giorni, durante un evento al CNEL, il viceministro dell’economia Maurizio Leo ha ipotizzato addirittura una proroga di dieci anni rispetto all’attuale calendario. Sarebbe la quinta proroga dal 2021.

Ma proviamo a mettere un po’ d’ordine.


Un po’ di cronistoria (per capire dove siamo arrivati)

  • 2008 – La Commissione Europea apre una procedura di infrazione contro l’Italia. Il problema? Alcuni regimi fiscali riservati agli enti non profit, considerati non conformi alla Direttiva IVA.
  • 2021 – Con il DL 146/2021, il legislatore prevede il passaggio dal regime di “esclusione” a quello di “esenzione” IVA per molte operazioni tipiche di associazioni, ASD e altri enti del Terzo Settore.
  • Calendario originario – L’entrata in vigore era prevista per il 1° gennaio 2022.
  • I rinvii – Prima al 2024, poi luglio 2024, poi 2025, poi 2026. Ora, addirittura, si parla di un differimento decennale.

Insomma, una rincorsa continua.


Esclusione o esenzione? (tradotto in parole semplici)

So che per chi non è del mestiere questi termini sembrano solo cavilli tecnici. Provo a spiegarli in concreto:

  • Fuori campo IVA (esclusione): certe attività associative, per legge, sono considerate del tutto fuori dall’ambito IVA. Significa niente fattura elettronica, niente registri IVA, niente detrazione.
  • Esenzione IVA: le stesse attività, pur restando non imponibili, entrano formalmente nel perimetro dell’IVA. In pratica servono partita IVA, fatturazione (con indicazione dell’esenzione), registri, e si perde in parte la possibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti.

Capite bene che per tante piccole associazioni — spesso gestite da volontari, segretari part-time, presidenti che fanno già mille cose — questa non è una formalità da poco. È un cambio radicale nel modo di tenere la contabilità.


Il vero problema non è la complessità, ma l’incertezza

Chi lavora ogni giorno con associazioni sportive e realtà del Terzo Settore lo sa bene: la burocrazia pesa, certo, ma il peso più grande è l’incertezza.

👉 Le associazioni non sanno se devono adeguarsi subito o se possono aspettare ancora.
👉 I consulenti e i fornitori di software non riescono a programmare gli strumenti da mettere a disposizione.
👉 I volontari si ritrovano a rincorrere le scadenze all’ultimo minuto, spesso senza la formazione necessaria.

Il risultato? Nessuno investe davvero in preparazione, perché si teme che tutto venga di nuovo rimandato. Così, quando la norma entrerà in vigore (prima o poi dovrà accadere), ci troveremo tutti impreparati.


Perché un’altra proroga rischia di essere dannosa

Capisco l’esigenza politica di “prendere tempo” e di non gravare subito sul mondo associativo. Ma una proroga così lunga rischia di diventare un boomerang:

  • Si rinvia l’impatto, non lo si risolve.
  • Si blocca la pianificazione. Nessuno aggiorna procedure, software, formazione.
  • Si alimenta la disparità. Le associazioni grandi riescono a muoversi comunque; quelle piccole restano indietro.
  • Si lascia aperto un fronte europeo. L’UE non potrà aspettare in eterno, e il rischio di interventi più rigidi esiste.

Cosa servirebbe davvero

Da professionista che lavora accanto ad associazioni e ASD ogni giorno, credo che la vera priorità non siano altre proroghe, ma certezze e strumenti concreti.
Servono:

✅ Tempi chiari e rispettati.
✅ Linee guida semplici, scritte pensando anche ai volontari.
✅ Formazione minima ma pratica per chi gestisce la contabilità di base.
✅ Software adeguati e accessibili, anche economicamente, per le realtà più piccole.


Il Terzo Settore e lo sport dilettantistico non hanno paura delle regole, se le regole sono chiare e stabili.
Quello che logora è l’incertezza continua, che rende ogni scadenza una corsa all’ultimo minuto.

Per questo, più che di proroghe infinite, avremmo bisogno di una data certa e di strumenti concreti.

Solo così l’IVA nel Terzo Settore potrà diventare non un ostacolo, ma un’occasione di crescita e trasparenza.

Conclusioni aggiornate:
Resta l’incognita su cosa accadrà nel 2026. Con il decreto del 20 novembre 2025, l’incognita è risolta: l’entrata in vigore è posticipata al 1° gennaio 2036. Questo decennio aggiuntivo offre agli enti del Terzo Settore un’opportunità unica per adeguare statuti e contabilità senza l’ansia di una scadenza imminente.

Alessio Cipollone
Alessio Cipollone

Sono un dottore commercialista appassionato di nuove tecnologie ed offro consulenza a liberi professionisti, imprenditori e società. Il mio lavoro non consiste solo nel gestire la contabilità e redigere le dichiarazioni dei redditi ma soprattutto prestare assistenza e fornire una soluzione ai problemi e ai dubbi che possono sorgere nell’amministrazione di un'azienda. Il mio intento è quello di aiutare coloro che vogliono intraprendere nuove attività imprenditoriali con entusiasmo e passione, la stessa che dedico al mio lavoro.

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