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Questa guida analizza le principali cause che possono determinare la perdita della qualifica di ente non commerciale per un ETS, con particolare riferimento all’esercizio di attività commerciali, e le relative conseguenze fiscali, alla luce del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) e della prassi dell’Amministrazione Finanziaria.

Gli ETS non commerciali beneficiano di un regime fiscale agevolato, giustificato dall’assenza di scopo di lucro soggettivo e dal perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Tuttavia, lo svolgimento di attività commerciale, se non correttamente inquadrato e monitorato, può far venire meno la qualifica fiscale di “ente non commerciale” e comportare la disapplicazione delle principali agevolazioni previste per il Terzo Settore.
In pratica, il rischio non nasce dal fatto che un ETS svolga anche attività commerciali (circostanza ammessa), ma dal fatto che tali attività diventino prevalenti rispetto a quelle svolte con modalità non commerciali o che l’ente perda i requisiti sostanziali richiesti dal CTS (ad esempio per violazione sul divieto di distribuzione, o per mancato rispetto delle regole ODV/APS).
Ai sensi dell’art. 79, comma 5, del Codice del Terzo Settore, gli ETS si devono non commerciali ai fini fiscali quando svolgono attività di interesse generale (art. 5 CTS) ed eventuali attività diverse (art. 6 CTS) con modalità non commerciali , cioè senza che tali attività assumano carattere prevalente rispetto a quelle non commerciali.
La qualifica di ente non commerciale è presunta per le Organizzazioni di Volontariato (ODV) e per le Associazioni di Promozione Sociale (APS) che rispettino i requisiti ei limiti previsti dagli artt. 84 e 85 CTS. Per gli altri ETS (ad esempio fondazioni e altri enti non specificamente “qualificati”), la natura non commerciale va verificata in concreto, valutando l’equilibrio complessivo tra attività svolte con modalità non commerciale e attività svolte con modalità commerciali
La perdita della qualifica di ente non commerciale può derivare da più circostanze, spesso collegate tra loro.
È la causa più frequente e, in genere, la più “misurabile”. Un ETS può perdere la qualifica di ente non commerciale se l’attività commerciale diventa prevalente rispetto a quella non commerciale, e la prevalenza può emergere da diversi indicatori.
Indicatori tipici di prevalenza:
Operativamente, è utile predisporre un prospetto gestionale annuale che separi proventi e costi per “area non commerciale” e “area commerciale”, in modo coerente con la contabilità separata e con la classificazione delle attività (art. 5 e 6 CTS). Questo consente di intercettare per tempo eventuali squilibri prima che diventino strutturali.
Inoltre, l’art. 79, comma 5-bis, il CTS prevede due casi in cui un ETS si considera sempre commerciale ai fini fiscali:
Le attività diverse (art. 6 CTS) sono ammesse, ma devono rispettare i criteri di secondarietà e strumentalità previsti dalla normativa e dal DM 107/2021. In sintesi, se l’ETS supera i limiti di secondarietà (ad esempio i parametri del 30% sui ricavi o sui costi, secondo le regole applicabili), tali attività possono essere qualificate come commerciali e contribuire ad aumentare il peso complessivo della componente commerciale.
Lo sforamento dei limiti delle attività diverse non comporta “da solo” automaticamente la perdita della qualifica di ente non commerciale. Tuttavia, rende più probabile che l’ente superi la soglia di prevalenza commerciale complessiva, soprattutto se lo sforamento è ripetuto o diventa una scelta strutturale di gestione.
Approfondisci: Contabilità separata per ETS
Il dipartimento di distribuzione, anche indiretta, di utili e avanzi di gestione è un requisito fondamentale per tutti gli ETS. La violazione di tale divieto (ad esempio mediante corresponsione di compensi sproporzionati, cessioni a condizioni “di favore”, riconoscimento di vantaggi non giustificati a soci/fondatori o soggetti collegati, ecc.) può comportare conseguenze rilevanti: sanzioni, contestazioni e perdita del regime agevolato.
Per ODV e APS, oltre alle regole generali, esistono requisiti specifici di qualifica e funzionamento previsti dal CTS (ad esempio artt. 32–34 per ODV e 35–36 per APS). Il loro mancato rispetto può portare alla perdita della qualifica specifica ea riflessi sulla posizione fiscale dell’ente, aumentando il rischio di contestazioni sulla natura non commerciale.
Per esempio, per le APS, lo svolgimento di attività verso terzi non soci in modo non meramente occasionale e senza il rispetto delle condizioni previste dal CTS può incidere sul regime complessivo e sulla qualificazione fiscale delle entrate.
La perdita dei requisiti generali per essere ETS (finalità civiche/solidaristiche/utilità sociale, assenza di scopo di lucro, governance conforme, rispetto delle regole sul patrimonio e sugli obblighi del RUNTS, ecc.) comporta la cancellazione dal RUNTS e la perdita delle agevolazioni, con impatto anche sulla qualifica fiscale di ente non commerciale.
3. Procedura di accertamento e decorrenza della perdita
La perdita della qualifica di ente non commerciale viene normalmente accertata in sede di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Le conseguenze possono essere rilevanti sia sul piano fiscale sia sul piano amministrativo/gestionale.
La prevenzione richiede pianificazione e controllo costante.
La qualifica di ente non commerciale è un pilastro del regime fiscale agevolato degli ETS. La sua perdita, dovuta principalmente a uno squilibrio verso l’attività commerciale o al mancato rispetto dei requisiti normativi, comporta gravi conseguenze fiscali e gestionali. Una governance attenta, una pianificazione strategica e un monitoraggio costante sono essenziali per preservare tale qualifica e continuare a beneficiare delle misure di sostegno previste per il Terzo Settore.
Sì: il CTS consente lo svolgimento di attività commerciali, purché non diventino prevalenti rispetto a quelle svolte con modalità non commerciali e nel rispetto dei parametri dell’art. 79 CTS.
No automaticamente: lo sforamento può comportare la qualificazione commerciale di quelle attività e aumenta il rischio di prevalenza commerciale complessiva, che è ciò che può far scattare la perdita della qualifica.
Se per tre periodi d’imposta consecutivi i proventi da attività commerciali superano quelli da attività non commerciali, l’ente si considera “sempre commerciale” ai fini fiscali (art. 79, co. 5‑bis CTS).
Sì, perché cambia l’inquadramento di molte operazioni e richiede una revisione complessiva del trattamento IVA; per alcune entrate tipiche “associative” continua però a essere decisiva la disciplina previgente/prorogata fino al 2036, quando applicabile.
Se il tuo ETS svolge anche attività a pagamento o attività diverse, una verifica preventiva di prevalenza e una corretta contabilità separata riducono drasticamente il rischio di riqualificazione fiscale. Per casi concreti, valutiamo insieme struttura delle entrate e regime più sostenibile.