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Strada Prati, 12/3
65124 Pescara
La fiscalità degli enti non commerciali rappresenta un ambito fondamentale per comprendere il trattamento tributario degli Enti del Terzo Settore (ETS).
L’inquadramento fiscale degli Enti del Terzo Settore (ETS) rappresenta uno degli aspetti più complessi e rilevanti della Riforma introdotta dal D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore). Questa guida offre una panoramica completa sulla qualificazione fiscale degli enti e sulle attività commerciali e non commerciali, analizzando i criteri di distinzione, le conseguenze fiscali e le opportunità di ottimizzazione.
La corretta qualificazione fiscale di un ente e delle sue attività è fondamentale per determinare il regime fiscale applicabile, le agevolazioni fruibili e gli adempimenti da rispettare. Il Codice del Terzo Settore ha introdotto una disciplina fiscale specifica per gli ETS, che si affianca e in parte sostituisce quella generale prevista per gli enti non commerciali dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
Un corretto inquadramento fiscale è essenziale per molteplici ragioni:
La Riforma del Terzo Settore ha introdotto importanti novità in materia fiscale, con un regime transitorio complesso e articolato che richiede particolare attenzione nella fase di implementazione.
Questa guida è rivolta a:
Per un utilizzo ottimale di questa guida:
La guida è strutturata per consentire sia una lettura completa e sequenziale, sia una consultazione mirata di specifici argomenti di interesse.
Il quadro normativo relativo all’inquadramento fiscale degli ETS si basa principalmente su:
Numerosi decreti attuativi hanno completato il quadro normativo:
L’interpretazione ufficiale della normativa è fornita da:
Alcune sentenze hanno contribuito a chiarire aspetti controversi:
Ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. 117/2017, sono ETS le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società, costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale.
La distinzione tra ente commerciale e non commerciale è fondamentale per l’inquadramento fiscale:
Sono le attività elencate all’art. 5 del CTS che costituiscono il core business degli ETS. La loro qualificazione fiscale (commerciale o non commerciale) dipende dai criteri stabiliti dall’art. 79 del CTS.
Sono attività secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale, disciplinate dall’art. 6 del CTS e dal D.M. 107/2021, che ne stabilisce i criteri di secondarietà e strumentalità.
Ai fini fiscali, è considerata commerciale l’attività che presenta i requisiti dell’art. 55 del TUIR (esercizio per professione abituale di attività d’impresa).
Attività che, pur presentando i requisiti oggettivi dell’attività commerciale, è considerata non commerciale per espressa previsione normativa.
L’inquadramento fiscale deve basarsi sulla sostanza effettiva dell’attività svolta, non sulla mera qualificazione formale dell’ente o delle attività.
L’oggetto principale dell’ente si determina in base all’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari dell’ente, come definiti dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.
Per determinare se un ente è commerciale o non commerciale, occorre verificare se l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari è o meno di natura commerciale.
Gli ETS devono destinare eventuali utili o avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.
Gli ETS devono assicurare la trasparenza e la pubblicità dei propri atti, anche attraverso la pubblicazione sul proprio sito internet.
L’inquadramento fiscale degli enti non profit ha subito una significativa evoluzione:
Le principali interpretazioni ufficiali hanno chiarito:
Per qualificarsi come ente non commerciale, un ETS deve:
La verifica deve essere effettuata annualmente, considerando:
Un ETS può perdere la qualifica di ente non commerciale quando:
Conseguenze della perdita della qualifica:
Ai sensi dell’art. 79, comma 2, del CTS, le attività di interesse generale si considerano non commerciali quando:
Documentazione necessaria:
Si considerano commerciali le attività di interesse generale che:
Le attività diverse ex art. 6 CTS sono sempre considerate commerciali ai fini fiscali, ma devono rispettare i criteri di secondarietà e strumentalità definiti dal D.M. 107/2021:
Il superamento di tali limiti comporta:
Alcune attività sono considerate non commerciali per espressa previsione normativa:
Applicabile agli ETS non commerciali che:
Caratteristiche:
Procedura di accesso:
Riservato a ODV e APS che:
Caratteristiche:
Procedura di accesso:
Gli ETS devono:
Scritture contabili obbligatorie:
Gli ETS devono presentare:
Scadenze principali:
Oltre agli adempimenti generali, gli ETS devono predisporre:
Gli ETS devono garantire:
Situazione: Un’associazione culturale iscritta al RUNTS svolge le seguenti attività:
Dati economici:
Analisi:
Conclusione: L’associazione si qualifica come ETS non commerciale e può optare per il regime forfetario ex art. 80 CTS per la tassazione dei ricavi commerciali.
Situazione: Un’associazione ETS svolge le seguenti attività:
Evoluzione nel tempo:
Analisi:
Azioni correttive:
Situazione: Un’ODV con le seguenti caratteristiche:
Opzioni disponibili:
Confronto:
Conclusione: Il regime più conveniente è quello ex art. 86, riservato alle ODV.
Situazione: Un’APS svolge sia attività istituzionali non commerciali che attività commerciali.
Soluzioni operative:
✓ L’ente svolge in via esclusiva o principale attività di interesse generale
✓ Le attività di interesse generale sono svolte in conformità ai criteri di non commercialità
✓ Le attività diverse rispettano i criteri di secondarietà e strumentalità
✓ L’ente non distribuisce, anche indirettamente, utili o avanzi di gestione
✓ Il patrimonio è destinato esclusivamente alle finalità statutarie
✓ In caso di scioglimento, il patrimonio è devoluto ad altri ETS
✓ Gli organi sociali sono nominati secondo criteri di democraticità
✓ La contabilità è tenuta regolarmente e separatamente per le attività commerciali
✓ I bilanci sono redatti secondo i modelli ministeriali
✓ Le entrate non commerciali sono prevalenti rispetto a quelle commerciali
A. ENTRATE NON COMMERCIALI
A.1 Contributi, donazioni, lasciti
A.2 Quote associative
A.3 Attività di interesse generale non commerciali
A.4 Raccolte fondi occasionali
A.5 Contributi pubblici per attività di interesse generale
A.6 5x1000
A.7 Altre entrate non commerciali
TOTALE ENTRATE NON COMMERCIALI
B. ENTRATE COMMERCIALI
B.1 Attività di interesse generale commerciali
B.2 Attività diverse
B.3 Altre entrate commerciali
TOTALE ENTRATE COMMERCIALI
C. CALCOLO DELLA PREVALENZA
C.1 Totale entrate (A + B)
C.2 Percentuale entrate non commerciali (A / C.1 * 100)
C.3 Percentuale entrate commerciali (B / C.1 * 100)
Se C.2 > C.3: ENTE NON COMMERCIALE
Se C.3 > C.2: ENTE COMMERCIALE
METODO A: RICAVI
A. RICAVI ATTIVITÀ DIVERSE
A.1 Ricavi da vendita beni
A.2 Ricavi da prestazioni di servizi
A.3 Altri ricavi
TOTALE RICAVI ATTIVITÀ DIVERSE
B. ENTRATE COMPLESSIVE
B.1 Entrate da attività di interesse generale
B.2 Entrate da attività diverse
B.3 Entrate da raccolte fondi
B.4 Entrate da 5x1000
B.5 Altre entrate
TOTALE ENTRATE COMPLESSIVE
C. VERIFICA SECONDARIETÀ
C.1 Rapporto percentuale (A / B * 100)
Se C.1 ≤ 30%: CRITERIO RISPETTATO
Se C.1 > 30%: CRITERIO NON RISPETTATO
METODO B: COSTI
D. RICAVI ATTIVITÀ DIVERSE
(come sopra)
E. COSTI COMPLESSIVI
E.1 Costi da attività di interesse generale
E.2 Costi da attività diverse
E.3 Costi da raccolte fondi
E.4 Costi di supporto generale
E.5 Altri costi
TOTALE COSTI COMPLESSIVI
F. VERIFICA SECONDARIETÀ
F.1 Rapporto percentuale (D / E * 100)
Se F.1 ≤ 66%: CRITERIO RISPETTATO
Se F.1 > 66%: CRITERIO NON RISPETTATO
DATI DI BASE
- Tipologia di ente: [ODV / APS / Altro ETS]
- Ricavi commerciali: [importo]
- Costi commerciali: [importo]
- Reddito effettivo: [importo]
REGIME ORDINARIO
- Reddito imponibile: [importo]
- IRES (24%): [importo]
- Adempimenti: contabilità ordinaria/semplificata, dichiarazioni fiscali complete
REGIME FORFETARIO ART. 80
- Applicabile: [Sì/No]
- Coefficiente di redditività: [%]
- Reddito imponibile: [importo]
- IRES (24%): [importo]
- Adempimenti: contabilità semplificata, esonero da alcuni adempimenti
REGIME FORFETARIO ART. 86
- Applicabile: [Sì/No]
- Coefficiente di redditività: 3%
- Reddito imponibile: [importo]
- IRES (24%): [importo]
- Adempimenti: esonero da registrazione e tenuta scritture contabili, esonero IVA
CONFRONTO E SCELTA
- Regime più conveniente: [indicare]
- Risparmio fiscale: [importo]
- Semplificazioni amministrative: [elenco]
- Vincoli e limitazioni: [elenco]
ATTIVITÀ DI INTERESSE GENERALE: [descrizione]
COSTI DIRETTI
- Personale dedicato: [importo]
- Materiali e beni di consumo: [importo]
- Servizi specifici: [importo]
- Godimento beni di terzi: [importo]
- Ammortamenti beni dedicati: [importo]
- Altri costi diretti: [importo]
TOTALE COSTI DIRETTI: [importo]
COSTI INDIRETTI (QUOTA PARTE)
- Personale amministrativo: [importo]
- Utenze: [importo]
- Affitti e spese condominiali: [importo]
- Assicurazioni: [importo]
- Ammortamenti beni promiscui: [importo]
- Altri costi indiretti: [importo]
TOTALE COSTI INDIRETTI: [importo]
CRITERI DI RIPARTIZIONE DEI COSTI INDIRETTI
- Criterio utilizzato: [es. metri quadri, ore di utilizzo, numero utenti]
- Percentuale di attribuzione: [%]
- Documentazione di supporto: [elenco]
COSTO EFFETTIVO TOTALE: [importo]
CORRISPETTIVI RICEVUTI: [importo]
DIFFERENZA: [importo]
QUALIFICAZIONE FISCALE:
Se Corrispettivi ≤ Costo effettivo: ATTIVITÀ NON COMMERCIALE
Se Corrispettivi > Costo effettivo: ATTIVITÀ COMMERCIALE
D: Come si determina se un ETS è commerciale o non commerciale? R: Un ETS è non commerciale quando svolge in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale in conformità ai criteri di non commercialità ex art. 79 CTS. La prevalenza si determina confrontando le entrate derivanti da attività non commerciali con quelle derivanti da attività commerciali.
D: Cosa succede se un ETS perde la qualifica di ente non commerciale? R: L’ente diventa un ente commerciale a tutti gli effetti fiscali dal periodo d’imposta in cui avviene la perdita della qualifica. Deve applicare la disciplina degli enti commerciali e devolvere il patrimonio limitatamente all’incremento patrimoniale realizzato negli esercizi in cui era ETS.
D: Un ETS può svolgere attività commerciale senza perdere la qualifica di ente non commerciale? R: Sì, un ETS può svolgere attività commerciale purché questa non sia prevalente rispetto all’attività non commerciale. Inoltre, le attività diverse devono rispettare i criteri di secondarietà e strumentalità.
D: Quando un’attività di interesse generale è considerata non commerciale? R: Un’attività di interesse generale è non commerciale quando è svolta a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi, tenuto conto anche dei contributi pubblici e dell’apporto dei volontari.
D: Come si documentano i “costi effettivi” per dimostrare la non commercialità? R: È necessario tenere una contabilità analitica per centri di costo, documentare i criteri di ripartizione dei costi promiscui e conservare tutta la documentazione di supporto. Il D.M. 56/2023 fornisce indicazioni specifiche sui criteri di determinazione dei costi effettivi.
D: Le quote associative sono sempre entrate non commerciali? R: Le quote associative ordinarie sono entrate non commerciali. Tuttavia, i corrispettivi specifici versati dagli associati per partecipare ad attività dell’ente seguono le regole generali di qualificazione fiscale, con alcune specifiche decommercializzazioni per ODV e APS.
D: Quali sono i vantaggi del regime forfetario ex art. 80 CTS? R: I principali vantaggi sono: determinazione forfetaria del reddito con coefficienti di redditività favorevoli, semplificazioni contabili, esclusione da IVA per le attività commerciali occasionali.
D: Chi può accedere al regime forfetario ex art. 86 CTS? R: Possono accedervi solo le ODV e le APS che hanno ricavi commerciali fino a 130.000 euro e non si avvalgono del regime ex art. 80 CTS.
D: È possibile passare da un regime fiscale all’altro? R: Sì, ma i regimi forfetari prevedono un vincolo triennale. È possibile cambiare regime dopo il triennio o in caso di superamento dei limiti di ricavi.
D: Come si gestisce la contabilità separata per le attività commerciali? R: La contabilità separata può essere gestita attraverso un piano dei conti distinto per le attività istituzionali e commerciali, con codifiche specifiche per i costi promiscui e criteri oggettivi di ripartizione.
D: Quali sono gli obblighi di pubblicità e trasparenza per gli ETS? R: Gli ETS devono pubblicare sul proprio sito internet i bilanci e rendiconti, i compensi agli organi sociali e i contributi pubblici ricevuti superiori a 10.000 euro.
D: Quali sono le conseguenze del superamento dei limiti per le attività diverse? R: Il superamento dei limiti comporta l’obbligo di comunicazione all’ufficio del RUNTS e la necessità di rientrare nei limiti nell’esercizio successivo. Violazioni reiterate possono comportare la cancellazione dal RUNTS.
Attività commerciale: Attività che presenta i requisiti dell’art. 55 del TUIR (esercizio per professione abituale di attività d’impresa).
Attività decommercializzata: Attività che, pur presentando i requisiti oggettivi dell’attività commerciale, è considerata non commerciale per espressa previsione normativa.
Attività di interesse generale: Attività elencate all’art. 5 del CTS che costituiscono il core business degli ETS.
Attività diverse: Attività secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale, disciplinate dall’art. 6 del CTS.
Codice del Terzo Settore (CTS): D.Lgs. 117/2017 che disciplina gli enti del Terzo settore.
Costi effettivi: Costi sostenuti dall’ente per lo svolgimento di un’attività, comprensivi sia dei costi diretti che della quota parte dei costi indiretti.
Ente commerciale: Ente che ha per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale.
Ente del Terzo Settore (ETS): Ente iscritto al RUNTS che svolge attività di interesse generale per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Ente non commerciale: Ente che non ha per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale.
IRES: Imposta sul Reddito delle Società, applicabile anche agli enti non commerciali.
IRAP: Imposta Regionale sulle Attività Produttive.
Oggetto principale: Attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari dell’ente.
Principio di non distribuzione degli utili: Divieto per gli ETS di distribuire, anche indirettamente, utili o avanzi di gestione.
Regime forfetario: Regime fiscale che prevede la determinazione del reddito imponibile applicando coefficienti di redditività ai ricavi.
RUNTS: Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.
Secondarietà e strumentalità: Requisiti che devono possedere le attività diverse rispetto alle attività di interesse generale.
TUIR: Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 917/1986).